“Troppi laureati in facoltà umanistiche e pochi ingegneri specializzati”. Un divario che può contribuire a creare disoccupazione secondo le associazioni piacentine Confindustria e Confapindustria.
I dati degli imprenditori parlano chiaro: le aziende cercano tecnici, operai, diplomati in meccanica, meccatronica ed energia. All’appello mancano anche ingegneri elettronici e industriali.
Le imprese piacentine quindi si scontrano spesso con una formazione che non coincide con le reali esigenze del mercato del lavoro del territorio.

Cesare Betti, direttore di Confindustria di Piacenza, spiega:“Ben vengano avvocati o laureati in scienze della comunicazione, ma non possiamo nascondere che oggi le imprese hanno bisogno di periti e ingegneri e che la domanda si rivolge quasi esclusivamente alle figure tecniche. Proprio perché riteniamo che la formazione parta dalle scuole, abbiamo creato un centro, il Forpin, che si occupa di realizzare corsi rivolti a giovani che si affacciano al mondo del lavoro senza una preparazione specifica”.

“Questo Paese non sta investendo sui giovani – aggiunge Cristian Camisa di Confapindustria Piacenza – quando c’è l’assoluta necessità di creare figure che siano appetibili per le nostre aziende. Noi crediamo molto nella conciliazione tra domanda e offerta e puntiamo su corsi di formazione altamente qualificati come quello che partirà il 15 settembre prossimo destinato a progettisti meccanici dell’Oil&Gas”.

I dati sulla disoccupazione locale intanto offrono un quadro leggermente più ottimista. Si è passati da un 9,35% del 2014 a un tasso del 7,53% del 2016. Nel primo semestre del 2017 l’occupazione è salita dell’1,19%.