Roma, 18 febbraio - "La conferma dello stanziamento di 300 milioni di euro a sostegno della ZES Unica e degli investimenti produttivi nel Mezzogiorno è un segnale concreto di attenzione verso i territori e il sistema delle Pmi industriali che rappresentano l'ossatura dell'economia meridionale. La scelta di rafforzare strumenti come la ZES Unica, semplificando le procedure e garantendo risorse certe, va nella direzione giusta: creare condizioni stabili per attrarre investimenti, sostenere la competitività e generare nuova occupazione". Lo dichiarano Francesco Napoli, vicepresidente di Confapi con delega al Sud e Raffaele Marrone, componente di Giunta con delega alla Zes unica.

"Come Confapi – aggiungono - riteniamo fondamentale dare continuità alle politiche di coesione e accompagnare gli incentivi con interventi mirati su infrastrutture, innovazione e accesso al credito. Apprezziamo l'impegno del Governo e del Sottosegretario Luigi Sbarra nel mantenere alta l'attenzione sullo sviluppo del Sud, nella consapevolezza che la crescita del Mezzogiorno rappresenta una leva strategica per l'intero Paese. Le nostre Pmi industriali – concludono Napoli e Marrone - sono pronte a fare la loro parte".

Roma, 18 febbraio - Nel 2025 il 43,12% delle Pmi industriali ha registrato un incremento della percentuale di produzione. La crescita compresa nel range tra l'1% e il 10% ha riguardato il 31,01% del campione. Tuttavia, circa un terzo (28,75%) ha riscontrato una contrazione della produzione, a fronte di un 28,13% delle imprese che ha mantenuto la produzione stabile, senza variazioni rispetto al secondo semestre 2024. È quanto emerge dall'analisi congiunturale del 2025 realizzata da Confapi.

I livelli di fatturato del 2025 evidenziano una marcata disomogeneità. Il 42,47% delle imprese ha registrato un aumento del fatturato, concentrato soprattutto nella crescita tra l'1% e il 10% (28,18%). Il 28,97% delle imprese ha subito una diminuzione del fatturato e il 28,57%, ha mantenuto volumi di fatturato stabili senza variazioni rispetto al periodo precedente. Per quanto riguarda gli ordini, il 41,97% degli intervistati ha registrato nell'anno passato un incremento rispetto 2024, con il 28,71% che segnala una crescita compresa tra l'1% e il 10%. Il 28,11% delle imprese ha invece registrato una contrazione degli ordinativi. Infine, il 29,92% non ha rilevato variazioni rispetto al periodo di riferimento precedente.

A trainare l'economia nel 2025 è stato sicuramente il mercato interno. Il 41,12% dichiara da aver aumentato il proprio fatturato proprio all'interno dei confini nazionali e il 29,66% dichiara di averlo aumentato del 10%. Il 21,04% dichiara di aver incrementato la quota di fatturato totale grazie al commercio estero Ue mentre il 16,44% con quello extra Ue. Le percentuali più significative riguardo il commercio estero Ue e estero extra Ue è dato dalla voce "nessuna variazione di rilievo" rispettivamente indicata con il 66,19% e 70,79%.

Il 42% delle aziende ha esportato direttamente, mentre il 14% è presente sui mercati esteri in modo indiretto. I mercati di riferimento risultano concentrati sull'Unione Europea (71%). Al di fuori dell'UE, la presenza è ancora limitata: solo il 16% opera in altri Paesi europei e quote ancora più ridotte si registrano in Nord America (11%) e Medio Oriente (9%), mentre gli altri mercati extra UE restano marginali.

Investimenti: il 64,2% delle imprese dichiara di aver realizzato investimento, seppur con intensità differenziate: il 32,6% con interventi rilevanti orientati a crescita, innovazione e ammodernamento, e il 31,6% con investimenti più contenuti per mantenere competitività ed efficienza. Il 36,88% delle imprese ha effettuato investimenti immateriali, e tra questi il 54,33% in formazione. Il 25,77% delle imprese dichiara di aver realizzato investimenti nelle twin transition. Tra coloro che non hanno realizzato investimenti il 19,62% segnala l'eccessiva burocraticità nella presentazione dei progetti. Il 44,3% delle imprese indica il credito d'imposta come la misura più efficace per tali interventi. L'80,97% delle imprese dichiara che le condizioni di accesso al credito nel 2025 sono rimaste sostanzialmente invariate e il 55,2%, delle imprese non ha avanzato richieste di nuovi finanziamenti.

Roma, 5 febbraio - Confapi, insieme a SACE e SIMEST, promuove un roadshow nazionale dedicato alle piccole e medie industrie, con l’obiettivo di rafforzare la conoscenza e l’accesso agli strumenti a supporto dei processi di internazionalizzazione.

L’iniziativa, realizzata in collaborazione con le associazioni territoriali di Confapi, toccherà diverse aree del Paese e rappresenterà un’importante occasione di incontro diretto con gli imprenditori. Il roadshow consentirà di illustrare in modo concreto e operativo le opportunità offerte dal Sistema Italia per accompagnare le PMI nei percorsi di crescita sui mercati esteri.

Nel corso degli incontri verranno presentati tutti gli strumenti disponibili a favore delle imprese: dalle soluzioni assicurativo-finanziarie per l’export e gli investimenti all’estero, ai finanziamenti agevolati, fino alle garanzie e ai servizi di accompagnamento dedicati ai progetti di internazionalizzazione. Particolare attenzione sarà rivolta alle esigenze specifiche delle PMI, alla loro flessibilità e alla necessità di affrontare mercati complessi con strumenti mirati ed efficaci.

Il roadshow si propone inoltre come un momento di confronto diretto con le imprese, grazie a sessioni di approfondimento e incontri one-to-one, pensati per rispondere alle esigenze concrete degli imprenditori e orientarli verso le misure più adatte ai singoli progetti di sviluppo internazionale.

Con questa iniziativa, Confapi e i partner istituzionali confermano il proprio impegno a sostegno del tessuto produttivo italiano, valorizzando il ruolo strategico delle piccole e medie industrie come motore di sviluppo, innovazione e presenza del Made in Italy nel mondo.

“Esportare rafforza le imprese e rende più competitivo il tessuto economico nazionale – sottolinea  Michele Pignotti, Amministratore Delegato di SACE -  Al fianco di Confapi, insieme ai nostri partner di sistema, siamo pronti a fare la nostra parte per mettere a disposizione le soluzioni assicurative e finanziarie di SACE e l’esperienza della nostra rete di export advisor in Italia e nel mondo per esplorare nuovi mercati, sviluppare filiere internazionali, cogliere le opportunità e costruire una presenza stabile nei mercati del futuro”.

Per Regina Corradini D’Arienzo, Amministratore Delegato di SIMEST “le piccole e medie imprese costituiscono un pilastro del sistema produttivo italiano e delle filiere industriali nazionali. In un contesto internazionale sempre più complesso, rafforzare la loro competitività sui mercati esteri richiede una collaborazione stretta tra istituzioni, operatori finanziari e territori. Si tratta proprio dell’obiettivo di questo roadshow, sviluppato in sinergia con SACE e Confapi, per portare le soluzioni finanziarie disponibili direttamente alle PMI. Negli ultimi anni, SIMEST ha ampliato i propri strumenti di supporto al Made in Italy anche alle imprese non esportatrici appartenenti a filiere orientate all’estero, rendendo l’internazionalizzazione più inclusiva e diffusa. Un percorso che si inserisce nell’azione del Sistema Italia, guidato dalla Farnesina, al fine di offrire soluzioni sempre più efficaci e rafforzare la proiezione internazionale delle nostre imprese".

“Le PMI industriali private – spiega Cristian Camisa, Presidente di CONFAPI - sono il motore dell’industria italiana e il fulcro delle sue filiere produttive. Con questo roadshow Confapi porta nei territori soluzioni e strumenti mirati per accompagnare le imprese nei percorsi di internazionalizzazione, rafforzando la competitività delle filiere industriali e del Made in Italy sui mercati esteri. L’obiettivo non è solo di rafforzare le imprese che già esportano, ma dare sempre più strumenti alle tante aziende che hanno ottimi prodotti e che non sono ancora presenti sui mercati internazionali di poterlo fare”.

Roma, 18 febbraio – La maggioranza delle imprese intervistate (78,34%) non prevede impatti rilevanti dall'introduzione dei dazi statunitensi, mentre circa un quinto (21,66%) si attende conseguenze sulla propria attività.  È quanto emerge dall'analisi congiunturale del 2025 realizzata da Confapi. L'analisi si basa sulla survey periodica condotta da Confapi su un campione di circa 2.000 midcap e Pmi ampiamente rappresentativo delle circa 116.000 aziende industriali associate e localizzate in tutte le regioni italiane.

Tra le aziende che prevedono un impatto emerge soprattutto preoccupazione per l'aumento dei costi delle materie prime e dei componenti importati (46,07%) nonché per la riduzione della competitività sui mercati esteri (41,57%). Sul fronte dei costi operativi, oltre la metà delle imprese prevede un aumento moderato (38,46%) o significativo (13,85%), mentre quasi un quarto non si attende effetti rilevanti.

Più in generale, il contesto inflazionistico legato ai costi energetici e alle materie prime continua a rappresentare una variabile critica per le Pmi industriali, con potenziali ripercussioni sulle strategie produttive. Il 60% degli intervistati si aspetta dei rialzi.

Roma, 27 gennaio 2026 – Confapi Salute, Università e Ricerca ha scritto al Ministro della Salute, Orazio Schillaci, chiedendo un intervento urgente sul meccanismo del payback dei dispositivi medici, un sistema che sta producendo effetti distorsivi e insostenibili per le imprese della filiera sanitaria.
 
"La pressione derivante dalle richieste di pagamento – spiega il Presidente di Confapi Salute, Università e Ricerca, Michele Colaci - sta spingendo le realtà di minori dimensioni verso conseguenze irreversibili. Le Pmi non possono reggere l'impatto finanziario di un prelievo non correlato alla propria capacità contributiva. Si rischia la cancellazione di numerosi posti di lavoro e la compromissione del tessuto imprenditoriale. La riduzione della concorrenza rischia di consegnare il mercato alle sole multinazionali, causando nel medio periodo aumenti di costo per l'acquisto dei dispositivi da parte del Sistema Sanitario Nazionale".
 
"Abbiamo chiesto al ministro Schillaci – aggiunge – un intervento strutturato su tre fronti. Riapertura immediata del Tavolo Interministeriale; lo stop immediato di ogni richiesta di recupero o compensazione, anche a livello regionale per evitare danni irreparabili al sistema produttivo; l'introduzione di un meccanismo sostenibile che eviti di concentrare l'onere sugli operatori più fragili".
 
Confapi Salute ha anche delineato i punti cardine per un sistema che tuteli i bilanci regionali senza distruggere le imprese: una franchigia per micro e piccole imprese (per esempio esenzione sui primi 5 milioni di euro di fatturato); limite percentuale dell'esposizione per singola impresa, fissato al massimo al 2% del fatturato globale; strumenti di rateazione effettiva e regole uniformi su tutto il territorio nazionale.
 
"Siamo certi – conclude Colaci - che la distruzione di posti di lavoro e della sostenibilità delle imprese nazionali non sia la scelta politica di questo Esecutivo. Restiamo in attesa di una convocazione urgente per definire soluzioni che garantiscano approvvigionamenti, concorrenza e presidio territoriale".

Roma, 17 febbraio - Solo il 20,63% degli imprenditori intervistati dichiara di prevedere nuove assunzioni nel 2026 mentre gran parte delle imprese (82,08%) non prevede di ricorrere agli ammortizzatori sociali. È quanto emerge dall'analisi congiunturale del 2025 realizzata da Confapi. L'analisi si basa sulla survey periodica condotta da Confapi su un campione di circa 2.000 midcap e Pmi ampiamente rappresentativo delle circa 116.000 aziende industriali associate e localizzate in tutte le regioni italiane.

La maggior parte delle Pmi industriali nel 2025 ha mantenuto stabile la propria forza lavoro, con il 58,75% delle imprese che non ha apportato modifiche all'organico. Il 25%, ha assunto nuovo personale.

Per quanto riguarda le previsioni dell'export, le aziende mostrano una chiara preferenza per l'Europa (36%), scelta per prossimità geografica e minori rischi operativi. Il Nord America (17%) si conferma mercato strategico ad alto valore, mentre il Medio Oriente (13%) emerge come area di crescente interesse.

In merito agli investimenti: il 36,31% delle Pmi industriali prevede di effettuarne di nuovi. Tra gli ambiti di investimento, emerge con chiarezza la priorità assegnata all'acquisto di nuovi impianti e macchinari, indicata dal 57,89% delle aziende investitrici, seguono il rafforzamento delle competenze del personale (25,15%), elemento chiave per sostenere i processi di innovazione, e la transizione digitale (21,05%), sempre più centrale per l'ottimizzazione dei processi aziendali.

Roma, 23 gennaio - “Oggi l’Europa, e in particolare Italia e Germania, sono davanti a una scelta netta: essere protagonisti della catena del valore globale oppure ridursi a un semplice mercato di consumo. Noi non abbiamo alcun dubbio: scegliamo la prima opzione. Oggi più che mai è quindi necessario attuare un cambio di marcia: il modello attuale è arrivato a un punto di stallo e va superato con una roadmap chiara fondata su integrazione tecnologica, revisione delle catene del valore e investimento strutturale sui giovani”. Lo afferma il Presidente di Confapi, Cristian Camisa, intervenendo sul futuro dell’asse industriale italo-tedesco al Forum imprenditoriale Italia-Germania di Roma.

“Il primo grande ostacolo è il divario nei tempi decisionali. Ci confrontiamo con competitor globali che assumono decisioni immediate – aggiunge - mentre nel nostro sistema i processi richiedono anni. Questa lentezza incide direttamente sulla competitività delle nostre imprese industriali. La crisi del settore automotive è l’esempio più evidente di un modello superato. Serve una profonda revisione delle catene del valore, un’integrazione complessiva della supply chain anche sul piano tecnologico, superando la separazione tra chi produce e chi commercializza per arrivare a modelli collaborativi e coordinati. Necessario poi un percorso strategico di partnership sulle materie prime critiche: senza riserve Europee il nostro sistema industriale sarà sempre dipendente dalla Cina. In questo percorso – sottolinea Camisa - occorre trovare quel coraggio per cambiare il modello industriale e arrivare ad una vera integrazione industriale”.

“La Germania è per noi un partner fondamentale: oltre 140 miliardi di export italiano, quasi il 20% dell’export complessivo italiano, è destinato a Berlino. Più di 1.700 aziende tedesche sono radicate nel nostro tessuto industriale: non semplici filiali, ma componenti del tessuto industriale italiano che generano 75 miliardi di fatturato e occupano circa 190.000 addetti”, evidenzia Camisa.
A fronte di ciò ci sono migliaia di piccole e medie imprese italiane che sono fornitori strategici dei produttori tedeschi, spesso invisibili ma fondamentali nel processo produttivo grazie alla loro qualità produttiva ed efficienza.

“Nonostante questa profonda interdipendenza, il modello attuale rallenta per tre ragioni decisive: energia e sicurezza, competitività e sovranità tecnologica, burocrazia e costi amministrativi che soffocano le Pmi industriali”, avverte il Presidente di Confapi.

“Per rispondere alla carenza di competenze tecniche è necessaria una rivoluzione culturale: ad esempio un Erasmus rivisto sulla parte industriale tra Italia e Germania – prosegue - non uno scambio simbolico ma un’infrastruttura permanente. Immaginiamo un tecnico meccatronico formato in un ITS italiano che lavori sei mesi in Baviera e torni in Veneto con nuovi standard e metodi e viceversa: questa non è fuga di cervelli, è brain circulation”.

“Confapi è pronta a costruire con i partner tedeschi un’infrastruttura stabile di cooperazione industriale e advocacy europea, perché senza produzione l’Europa perde: innovazione, salari, coesione sociale e capacità geopolitica. In sinergia con i nostri omologhi tedeschi continueremo a lavorare sui principali dossier industriali europei. Rafforzare la partnership tra le PMI industriali italiane e tedesche non è uno slogan, è una tabella di marcia. Ed è il momento di agire”, conclude Camisa.

Roma, 17 febbraio – Maggior attenzione alla difesa e alla gestione dell'incertezza che a strategie di crescita espansiva, con una fiducia ancora limitata nelle prospettive di sviluppo nel medio termine. È questo il sentiment che emerge dall'analisi congiunturale del 2025 realizzata da Confapi. L'analisi si basa sulla survey periodica condotta da Confapi su un campione di circa 2.000 midcap e Pmi ampiamente rappresentativo delle circa 116.000 aziende industriali associate e localizzate in tutte le regioni italiane.

Il 31,66% delle imprese intervistate prevede un andamento di mercato stabile, indicando aspettative di continuità più che di cambiamento. Il 28,72% vede prospettive di crescita, ma prevalentemente moderata: la crescita forte è percepita come poco probabile. Sul fronte opposto, il 30,61% prevede una contrazione del mercato, percentuale bilanciata con le imprese che prevedono crescita. Infine, il 9% dichiara di non saper fare previsioni e rafforza l'idea di un contesto economico complesso. Per il primo semestre del 2026, le previsioni degli imprenditori su produzione e fatturato delineano un quadro complessivamente improntato alla stabilità. Oltre la metà delle imprese (53,29%) prevede livelli sostanzialmente invariati di produzione rispetto al periodo precedente, una quota non trascurabile (23,58%) ne attende un aumento, mentre il 23,13% prospetta una diminuzione. La maggioranza degli imprenditori (52,11%) prevede un fatturato stabile, mentre il 26,37% si attende un incremento. In merito agli ordini attesi, viene confermato un quadro di prevalente stabilità, accompagnato tuttavia da elementi di cautela. Il 51,81% prevede che i volumi degli ordini rimarranno sostanzialmente invariati il 27,08% si mostra invece ottimista, ipotizzando un aumento, mentre il 21,11% prevede una diminuzione.

Roma, 23 gennaio - "È passato poco più di un mese da quando la nostra comune Confederazione europea delle associazioni delle Pmi e delle Mid-Cap, European Entrepreneurs CEA-PME, ha lanciato il suo call to action "S.O.S. European Industry". Osservando ciò che è accaduto nel mondo in questo breve periodo di tempo, sentiamo la forte necessità di rivolgerci al Presidente del Consiglio italiano, Giorgia Meloni, e al Cancelliere tedesco, Friedrich Merz, affinché dimostrino unità tra i nostri Paesi e agiscano insieme a livello nazionale ed europeo per salvaguardare la nostra ricchezza comune, prodotta dai due maggiori sistemi manifatturieri d'Europa, rappresentati dalle piccole e medie industrie private italiane e dal Mittelstand tedesco". È quanto si legge in un comunicato congiunto sottoscritto dal Presidente di Confapi, Cristian Camisa, e da quello di BVMW, la Confederazione tedesca delle Pmi, Christoph Ahlhaus.
 
"All'indomani di un nuovo Ordine Mondiale catalizzato da Stati Uniti, Cina e Russia – si legge - l'Europa deve restare salda e, per farlo, deve concentrarsi non solo su un'azione politica chiaramente autonoma, ma anche sulla propria forza economica. Ciò significa procedere quanto prima all'adozione provvisoria dell'accordo con il Mercosur, attraverso l'Accordo Commerciale Interinal, garantendo pienamente la reciprocità delle regole per tutte le merci scambiate tra i due blocchi, e avviare la negoziazione di nuovi accordi di libero scambio con altri attori strategici a livello globale, come l'India, dimostrando che l'Europa è in grado di aprire nuovi mercati alla propria industria quando questa è minacciata da dazi ingiustificati ed esposta a pratiche di concorrenza sleale. È necessario poi rafforzare la competitività europea riducendo il carico burocratico a livello nazionale ed europeo, tutelando in particolare la neutralità tecnologica e promuovendo un'innovazione sviluppata con, per e dalle Pmi e Mid-Cap. Normative controproducenti, obblighi di rendicontazione non giustificati e regole penalizzanti per l'economia devono essere resi più favorevoli alle imprese, semplificati e, ove possibile, eliminati. Inoltre bisogna promuovere, ove possibile e in tutti i settori, una preferenza per i prodotti e i servizi europei quando vengono utilizzate risorse dei contribuenti europei, che provengono in larga parte da piccole e medie industrie con sede nell'Unione. Infine, sarebbe importante ottenere una riduzione rapida e significativa dei prezzi dell'energia in Europa, utilizzando tutti gli strumenti disponibili, anche attraverso la revisione di alcuni elementi del Green Deal, come il Sistema europeo di scambio delle emissioni, al fine di raggiungere la neutralità climatica con un approccio orientato al mercato. Le piccole e medie imprese – conclude la nota congiunta - rappresentano la chiave per la sopravvivenza dell'economia europea, del modello sociale europeo e della stessa Unione Europea".

Roma, 11 febbraio - L'Assemblea dei Giovani imprenditori di Confapi, riunitasi oggi a Roma presso la sede della Confederazione, ha eletto all'unanimità Lorenzo Asciutti nuovo Presidente del Gruppo per il prossimo triennio. Ampia la partecipazione all'Assemblea con rappresentanti dei vari Gruppi Giovani intervenuti da tutta Italia e alla presenza del vicepresidente nazionale Luigi Pino. Asciutti prende il posto di Eustachio Papapietro.

Classe 1991, ternano, Lorenzo Asciutti inizia l'attività lavorativa nel 2014 all'interno dell'azienda di famiglia operante nel settore del trasporto merci e della logistica. Attualmente Presidente del CdA della società Angeloni S.r.l. e socio della società Asciutti S.r.l. (entrambe di Terni), dal 2024 è entrato nel CdA della comunità energetica costituita da Confapi Terni. Dal 2018 al 2024 è stato presidente del Gruppo Giovani Imprenditori di Confapi Terni e dal 2023 Vicepresidente del Gruppo Giovani Confapi nazionale con delega ai rapporti con i territori e con le altre Associazioni.

"Voglio innanzitutto ringraziare tutti i componenti dell'Assemblea che mi hanno votato – ha commentato Lorenzo Asciutti - : una elezione all'unanimità è sempre sinonimo di compattezza, spero di ricambiare la fiducia di tutti ogni giorno del mio mandato. Un saluto ed un ringraziamento anche ad Eustachio Papapietro con il quale ho condiviso molti anni di Giunta. Un ringraziamento particolare desidero farlo anche alla Confapi per l'opportunità e al Presidente Cristian Camisa per la sua costante vicinanza ai giovani imprenditori, con il quale sono sicuro faremo grandi cose insieme a favore di tutto il Gruppo".

"Le linee programmatiche per il prossimo triennio – ha aggiunto Lorenzo Asciutti - saranno sviluppate insieme, ascoltando le esigenze di tutti i rappresentanti dei giovani imprenditori. I pilastri si fonderanno sicuramente su una comunicazione efficace e costante tra tutti i territori, sul consolidamento dei rapporti con le Istituzioni a tutti i livelli, su un approfondimento anche a livello formativo dei principali temi strategici per le Pmi (AI, sostenibilità, passaggio generazionale, ecc.) e soprattutto su un lavoro svolto in stretta collaborazione con i vertici senior di Confapi".

Roma, 13 gennaio – "Il via libera del Consiglio Europeo alla firma dell'accordo globale di partenariato e sugli scambi tra Mercosur ed Europa rappresenta un'opportunità importante per le nostre aziende, a patto che ci sia effettiva reciprocità e che l'opportunità per alcuni settori non diventi un problema per altri. Per il bene collettivo è necessario volare più alto, senza guardare ai legittimi interessi di parte, ma puntando sull'interesse dell'intero sistema economico nazionale". Lo afferma il Presidente di Confapi, Cristian Camisa.

"L'accordo di partenariato commerciale – aggiunge –, frutto di oltre vent'anni di negoziati, rappresenta un mercato potenziale di oltre 700 milioni di consumatori, con significative prospettive di aumento degli scambi in settori chiave della produzione, dell'industria e dei servizi".

"Allo stesso tempo – prosegue – siamo consapevoli delle preoccupazioni espresse da alcuni comparti agricoli per i rischi legati a una maggiore apertura del mercato, soprattutto in relazione a questioni di competitività e standard produttivi. In questo contesto – conclude il Presidente di Confapi – ribadiamo la necessità che l'accordo contempli meccanismi di salvaguardia efficaci e condizioni di reciprocità che tutelino il valore delle produzioni italiane ed europee".