L'INTERVISTA CASASCO (CONFAPI) «Fondi diretti alle imprese»
di Rita Querzé


Credo che non debbano essere le piccole imprese a bussare alle porte dello Stato, dovrebbe essere lo Stato a garantire risorse sui conti correnti

«È come se il governo dovesse imbandire una tavola per persone che non hanno i soldi per fare la spesa e poi chiedesse a tutti di presentarsi in smoking. Così non funziona».Maurizio Casasco è il presidente di Confapi, associazione che rappresenta il mondo delle piccole e medie imprese.«Lo smoking è il corredo di garanzie che un imprenditore di in difficoltà non ha certo nel cassetto - dice Casasco -. Alla fine il sistema non funzionerà. Avrà credito chi lo avrebbe avuto in ogni caso in tempi normali».

Nel decreto Aprile saranno molte le misure per i piccoli, dagli sconti sulle bollette alle agevolazioni sugli affitti.

«No, guardi così non funziona. Il Governo dovrebbe fare qualcosa di molto più semplice. Lasciare perdere tutte queste misure e dirottare i fondi su un grande investimento sulle imprese».

Cosa intende?

«Fondi per le imprese direttamente sui conti correnti».

Contributi a fondo perduto, quindi.

«Preferisco chiamarli investimenti sulle imprese che ritorneranno a breve nelle casse dello Stato sotto forma di tasse. E le dirò di più: prima si fa questo investimento, minore sarà la sua entità. Più si aspetta, più soldi servono. In Germania e negli Usa lo stanno facendo».

Ma servirebbe un’enorme quantità di risorse. Più di quanto mobilitato oggi. Che comunque non è poco.

«Sono d’accordo con quello che ha scritto Dario Di Vico sul Corriere, qui stiamo ancora usando strumenti adatti ai tempi normali quando invece si tratta di fare fronte a una emergenza straordinaria».

Nel decreto Aprile si parla di 7 miliardi a fondo perduto per le pmi, in media 5.000 euro a impresa.

«Lo strumento è giusto ma la dimensione delle risorse è inadeguata».

Anche alle vostre imprese non sta arrivando liquidità?

«Il sistema non funziona. È bloccato dalla burocrazia».

Ci sono i prestiti da 25 mila euro per i piccoli.

«Credo che non debbano essere le piccole imprese a bussare alle porte deho Stato, così è quasi un’umiliazione, dovrebbe essere lo Stato a garantire risorse direttamente sui conti correnti. Sarebbe un’iniezione di fiducia oltre che di danaro che risolleverebbe il Paese».

Cosa non va nel sistema che agevola il credito alle imprese?

«Semplice, si sarebbe dovuto potenziare Cdp, il coinvolgimento di Sace in tutta l'operazione non fa che complicare le cose».

Il governo ha rimesso a disposizione la cassa in deroga. Le piccole imprese non hanno contribuito finora all’ammortizzatore.

«La cassa in deroga è sicuramente importante. Ma capisce che anche questo strumento fa parte della vecchia cassetta degli attrezzi».

Cosa pensa dell'organizzazione della ripresa a cui sta lavorando il gruppo di tecnici guidato da Colao?

«Penso che il governo non abbia bisogno di commissioni ma di cinque-sei esperti con deleghe precise. In questa fase non possiamo permetterci le vecchie liturgie».

 

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