Burocrazia da sanare. Prestiti da cambiare. Liquidità da migliorare. Filiere da preservare. Tasse da tagliare. Lavori da tutelare.
Idee per una fase 2 con più fatti e meno demagogia

Sospendere il Codice degli appalti per almeno sei mesi
Una situazione eccezionale non può essere guardata con occhi ordinari. Servono interventi progettuali, non a pioggia ma ben mirati, che seguano tre direttrici fondamentali: fiscalità, liquidità e semplificazione burocratica. Va esteso l'utilizzo dell'autocertificazione da bilanciare con controlli capillari da parte della pubblica amministrazione e con un inasprimento di sanzioni. Bisogna introdurre un correttivo legislativo a tutela del datore di lavoro in caso di contagio del lavoratore per coronavirus: va garantita l'esenzione di responsabilità civile e penale del datore che si sia attenuto a tutte le disposizioni di sicurezza. E poi, per dare liquidità al sistema imprenditoriale, proponiamo di commutare in elargizioni dirette i crediti d'imposta vantati dalle aziende sia sotto il profilo fiscale sia in termini di super e iperammortamento. Quanto ai prestiti alle imprese, pur ribadendo che sarebbe meglio intervenire con contributi a fondo perduto come avviene in altri paesi, prendiamo atto dell'orientamento del governo e chiediamo di allungare il periodo di restituzione dai sei anni, fissati dal Decreto liquidità, ad almeno dodici o quindici. In questa fase emergenziale andrebbero poi abolite tasse inutili come la plastic tax e la sugar tax. Per promuovere inoltre un massiccio programma di manutenzioni e nuove costruzioni sarebbe auspicabile la sospensione del Codice degli appalti per almeno sei mesi con adozione della normativa europea anche in tema di subappalto, elevando il limite dal 40 al 50 per cento per la categoria prevalente e al 100 per cento per le categorie scorporabili, così da permettere alle piccole medie imprese di inserirsi maggiormente sulle quote di mercato.


Maurizio Casasco presidente della Confederazione della piccola e media impresa (Confapi)

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