Intervista a Pierpaolo Bombardieri

 

"Oggi in piazza per dire no allo stop selettivo"

 

Non è la battaglia solitaria di Cgil, Cisl e Uil, e non è una battaglia per una proroga "selettiva" del blocco dei licenziamenti. «Molte associazioni datoriali sono disponibili a fermarli anche fino al 31 dicembre», assicura il leader della Uil Pierpaolo Bombardieri, che oggi sarà in piazza a Bari, mentre Cisl e Cgil saranno rispettivamente a Firenze e Torino.

 

II governo ha trovato un accordo per una proroga del blocco a favore dei settori maggiormente in crisi.

“Ai partiti chiediamo di spiegare meglio cosa c'è dietro la proposta inattuabile della divisione per settori”.

 

Perché inattuabile?

“Perché all'interno dei comparti non tutti hanno lo stesso contratto. Se decidiamo per esempio di aiutare la filiera tessile, non vi rientrano tutte le aziende che fabbricano i bottoni, che fanno parte del comparto gomma e plastica. A meno che non si vogliano ritirare fuori i codici Ateco, c'è una procura che sta ancora indagando su come siano stati utilizzati, in riferimento alle violazioni degli accordi sulla sicurezza”.

 

Confindustria vi accusa di impedire alle aziende di ripartire e ai lavoratori di cercare un nuovo lavoro.

“Confindustria non rappresenta tutte le aziende e tutte le organizzazioni datoriali. Molte associazioni, a cominciare da quelle degli artigiani, e dalla Confapi, hanno detto di essere disponibili alla proroga del blocco. E a quelle che non lo sono, io dico che i 170 miliardi di euro di aiuti distribuiti dal governo nell'ultimo anno sono andati per il 70% ad aziende e lavoratori autonomi, senza alcun tipo di controllo, anche a chi ha pagato le tasse all'estero. Le aziende pensano che i sostegni siano dovuti e che invece quando i sindacati chiedono attenzione per il lavoro possono risponderci che siamo indietro con il tempo?”.

 

A impedire la ripartenza dell'economia, secondo molte imprese, è anche l'erogazione dei sostegni ai lavoratori, a cominciare dal reddito di cittadinanza.

“Mi pare che i dati Istat dimostrino ampiamente che questo Paese è più povero, che lo sono soprattutto i giovani, e che la povertà sia arrivata anche in Regioni del Nord che erano fuori da questo circuito. Se pensiamo che chi è più ricco debba poter continuare a diventarlo ancora di più non usciremo dalla pandemia costruendo un futuro migliore. Chiediamoci perché non importa a nessuno che quest'anno siano già morte sul lavoro 300 persone, di cui 14 nell'arco di una giornata. Se fossero morti per un attentato ci avrebbero fatto impressione. L'anno scorso, su 4 milioni di aziende, sono stati effettuati solo 10 mila controlli e sono state erogate 8000 sanzioni penali: le morti sul lavoro non sono bianche, sono rosso sangue . Andiamo in piazza anche per questo. Il magistrato al vertice dell'Ispettorato del Lavoro non lo hanno fatto ancora entrare in carica”.

 

Voi ponete come condizione per lo sblocco dei licenziamenti la riforma degli ammortizzatori e delle politiche attive. A che punto è il tavolo con il ministro del Lavoro?

“Fino a ora ci siamo confrontati su una riforma che sia in grado di coprire tutto, e che non si scarichi sulla finanza collettiva, le aziende devono capire che devono dare il loro contributo. Aspettiamo un testo scritto. Le aziende che dicono di non trovare i lavoratori dovrebbero dirci poi quali qualifiche cercano, per darci la possibilità di avviare un gigantesco programma di riqualificazione professionale, coinvolgendo anche i fondi interprofessionali. Certo, non vorremmo che ci fosse molta fretta solo di licenziare i cinquantenni per assumere i giovani usufruendo degli sgravi fiscali».

 

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