Le linee guida ci sono ma il percorso del green pass obbligatorio è ancora tutto in salita. L'obbligo nei luoghi di lavoro scatterà dopodomani, venerdì 15 ottobre, ma sono oltre 3 milioni i lavoratori che ne sono sprovvisti e i nodi su controlli e privacy che preoccupano imprenditori e sindacati non sono stati ancora sciolti. E proprio dalla Uil ieri è arrivato l'allarme black friday: «Abbiamo chiesto al presidente Draghi di essere convocati al più presto, speriamo che in queste ore arrivi una convocazione, prima di venerdì, o si rischia un venerdì complicato, un venerdì di tensioni», ha detto il leader Pierpaolo Bombardieri aggiungendo, «Noi pensiamo che, in questo momento, al nostro Paese non servano tensioni e divisioni». Ad incalzare il governo proprio sull'applicabilità del green pass dal punto di vista organizzativo è stato anche il governatore del Friuli Venezia Giulia e presidente della Conferenza delle Regioni, Massimiliano Fedriga, ricordando la proposta sostenuta anche dal governatore del Veneto Luca Zaia: «Parliamo di circa 5 milioni di non vaccinati in età lavorativa, che, quindi, hanno necessità di fare il tampone. Il pubblico deve seguire tracciamento e prevenzione, quindi non è pensabile possa operare per il green Pass, mentre il privato, in particolare le farmacie, non è in grado di soddisfare una simile richiesta. Noi lanciamo l'ipotesi di consentire tamponi nasali fai da te, magari con la supervisione in azienda. Non è mio compìto validarlo, ma spetta al Cts e alla parte scientifica. Ricordo che il certificato verde è una misura utile per ridurre al massimo il rischio contagio, ma deve essere applicabile anche dal punto di vista organizzativo». A parlare di inapplicabilità era stato Maurizio Casasco, presidente di Confapi: «Non potendo avere il vaccino obbligatorio, bene il green pass. Detto questo, il decreto va messo a terra, servono chiarimenti e semplificazioni. Prendiamo la privacy. In pratica le aziende dovrebbero controllare i dipendenti tutti i giorni. Se un lavoratore volesse dirmi: "Il mio green pass scade a gennaio, non c'è nessun bisogno che mi controlli tutti i giorni", non potrebbe farlo. Poi, la decisione di lasciare a casa senza stipendio chi non lo ha è un problema. Le imprese sopra i 15 dipendenti non possono sostituire i dipendenti assentì e quelle sotto i 15 li possono sostituire per 20 giorni da qui a dicembre. Ma i lavoratori non ci sono». A lanciare una proposta alternativa è Federico ladicicco , presidente di Anpit, l'Associazione nazionale per l'industria e il terziario che conta circa 30.000 aziende associate: «L'unico strumento idoneo è lo screening di massa, che coinvolga vaccinati e non. Gli imprenditori sono già carichi di incombenze e non possono essere relegati a svolgere un'attività che non gli compete. Ribadisco la necessità di un tracciamento totale che coinvolga tutti al fine di lavorare in sicurezza. In Anpit applicheremo il modello dello screening a tutti i nostri lavoratori, chiaramente sostenendo noi i costi». La proposta Anpit è consentire alle aziende che si fanno carico dei costi per lo screening a tutti i dipendenti di maggiorare del 100% questo onere ai fini del calcolo delle imposte sui redditi e di ammortizzarlo nei 5 anni successivi. Si tratta di un iper ammortamento che da una parte consentirebbe alle imprese di avere una riduzione del carico fiscale, dall'altra, allo Stato di ripartire il costo in più annualità e a tutti i cittadini di frequentare contesti lavorativi e sociali in maggiore sicurezza». A porre l'accento sulle criticità è Vincenzo Schiavo, presidente di Confesercenti Campania. «Non può gravare sugli imprenditori la responsabilità e il peso economico del controllo del possesso del certificato da parte dei dipendenti. Il problema però ancora più grave riguarda quelle figure professionali "uniche" sulle quali si fonda l'attività specie delle piccole e medie imprese». In Campania, sottolinea Schiavo «ci sono 30.000 ristoranti, 7.000 dei quali sono stellati: in essi circa 2.000 hanno casi di dipendenti che non si sono vaccinati. Se vengono sospesi chi paga i danni e chi supporta le attività? Lo Stato metta in condizione i lavoratori di fare le proprie scelte ma anche le imprese di non subire l'ennesimo contraccolpo economico». L'altro problema che scaturirà dall'obbligo del green pass sono i test perché il sistema potrebbe non reggere l'urto di numeri piuttosto grandi. E mentre le farmacie già hanno prenotazioni fino a dicembre, secondo Nino Cartabellotta, presidente Gimbe «bisognerebbe fare 12-15 milioni di tamponi a settimana e questo non sarebbe proprio fattibile perché non abbiamo questa capacità produttiva». Inoltre c'è chi fa resistenza, come i medici di base. Dice infatti Silvestro Scotti, segretario del principale sindacato dei medici di famiglia (Fimmg): «E’ giusto farlo al paziente che ha sintomi, per capire se ha il Covid o l'influenza, o al paziente che è stato a contatto con un positivo. Ma non fare un tampone per dare un green pass a una persona che non si vaccina, adducendo motivi che alla base non hanno nulla di scientifico».

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