Piccole e medie imprese un modello da esportare

Il presidente di Confapi e CeaPme, Casasco: «Ai Paesi in via di sviluppo non servono grandi progetti, ma cultura imprenditoriale»

Una due giorni per due mondi. Affinché si parlino, stendano sinergie e prospettive comuni. E' il cuore dell'iniziativa organizzata dalla Confapi, confederazione italiana della Piccola e Media industria privata, guidata da Maurizio Casasco, alla Galleria d'Arte moderna a Roma. I due mondi sono quelli di Italia (nel contesto europeo) e Africa, con i rispettivi tessuti produttivi, le opportunità di mercato, e gli attori istituzionali. E dunque l' Eu-African Sme Summit è un evento che abbraccia la complessità, e non si limita soltanto all'aggancio sul business. Lo fa capire Maurizio Casasco, parlando con Libero a margine della kemesse: «Aver organizzato l'evento alla Galleria d'Arte Moderna sottolinea che il ponte tra Europa e Africa, partendo da Roma, si basa non solo sulle prospettive economiche, ma anche sulla cultura, il know how, l'interscambio tra esperienze». Per ottimizzare al massimo, spiega, le opportunità. «Gli africani oggi sono 1,2 miliardi e nel 2050 saranno 2 miliardi e mezzo. Da qui si intende qual è la prateria di possibilità reciproche che tutto questo rappresenta». E sarà anche il senso dell'intervento svolto da Casasco (che è pure il presidente della Cea-Pme, ossia la confederazione Ue delle piccole e medie imprese), che svolgerà sul palco, in cui ha posto l'accento sulla «volontà di mettere insieme imprenditori africani ed europei, incoraggiando scambi culturali, cooperazione ed investimenti condivisi».

 

PONTI

«Vogliamo creare ponti - prosegue - che favoriscano lo scambio non solo di merci ma anche di valori, istruzione e formazione. L'obiettivo - ha sottolineato - è anche quello di aumentare gli investimenti delle nostre imprese in un continente che ha bisogno non tanto di mega-progetti e mega-infrastrutture, ma soprattutto di una miriade di iniziative capaci di diffondere la cultura dell'imprenditorialita. Le Pmi italiane ed europee hanno dimostrato di essere un modello vincente». Sulla necessità di potenziare gli interscambi insiste pure Dario Franceschini, ministro della Cultura: «Serve recuperare una capacità di visione. Il Mar Mediterraneo, che oggi è ancora un luogo di tensioni e divisioni, diventerà un 'grande lago' destinato ad unire l'Europa con l'Africa, e l'Italia

sarà una specie di `molo'». Al summit partecipa anche il vice ministro degli esteri Marina Sereni. «La maggior parte delle iniziative finanziate dall'Italia in favore del settore privato - illustra - sono state aggiudicate e realizzate in Africa per una percentuale complessiva dell'82% e auspichiamo che tale peso rilevante del continente africano possa essere confermato anche in occasione delle aggiudicazioni legate ai prossimi bandi di gara». E il "ponte" ideale tra i due continenti è tangibile con il collegamento in video degli interlocutori africani, a Dakar. A partire da Youssuf Moussa Dawaleh, presidente della Camera di Commercio e dell'Industria pan africana. Lancia l'allarme sui contraccolpi del covid: «Due aziende su tre sono state danneggiate, con molti licenziamenti di conseguenza>>.

Tuttavia, spiega, l' Europa rimane un partner privilegiato". E proprio in virtù della dimensione europea, un messaggio è stato inviato anche dal Presidente del Parlamento di Strasburgo, David Sassoli: «Dobbiamo ripensare al nostro rapporto con l'Africa in modo diverso e, al tempo stesso, lavorare concretamente allo sviluppo di partnership e reti che valorizzino modelli imprenditoriali legati alla piccola e media industria».

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