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di Diego Longhin

«Non si deve fermare solo il virus, ma la psicosi. Perché se si va avanti così i danni all'economia e allavita sociale di questa regione potrebbero essere di gran lunga superi ori a quelli generati da una possibile infezione su larga scala. Scenario che al momento, fortunatamente, mi sembra scongiurato». Il presidente dell'Api, Corrado Alberto, è tra i numeri uno delle associazioni di categoria che invita il presidente Cirio e la sindaca di Torino Appendino a riflettere bene prima di prolungare per un'altra settimana l'ordinanza restrittiva sul Piemonte.

La reazione è stata esagerata?

«Giustamente c'è stata una reazione calibrata ai possibili rischi che nel fine settimana, complice anche la situazione in Lombardia, si potevano estendere al Piemonte. Non dico di abbassare la guardia, ma una volta che si è capito che questi rischi sono stati contenuti, che i focolai non sono in Piemonte, che non ci sono nuovi contagi, forse è meglio rivedere le misure d'urto adottate. Lo dico in maniera chiara: se continuiamo così ci facciamo del male da soli. E rischiamo di pagarla Il presidente di Api Torino Alberto "Basta con i divieti o la macchina già inceppata rischia di non partire più" cara, molto cara, vista già la situazione economica non brillante».

Non vede rischi per la salute?

«Psicosi tanta, rischi per la salute pochi. Mi baso sui dati ufficiali. Più del virus mi preoccupa la paura che si è diffusa tra le persone, il razzismo verso i cittadini di origine straniera, cinesi in testa. Ci sono centinaia di ristoranti e negozi gestiti da persone di origine cinese che hanno abbassato la serranda nelle ultime settimane perché non lavoravano più. E non sanno se riusciranno ad alzarla. Stiamo parlando di un pezzo di economia della città. E poi non dimentichiamoci le camere di albergo disdette, i meeting aziendali annullati, i convegni cancellati. Bisogna rimettere in moto la macchina al più presto, sapendo che di questo si potrà recuperare ben poco. Nel primo trimestre del 2020 avremo un bel buco nel Pil senza possibilità di colmarlo in nessun modo. Lo Stato e la Regione devono intervenire con altre misure economiche, per sostenere le imprese, soprattutto piccole e medie, evitare che chiudano o che licenzino».

Bisogna riaprire le scuole?

«Certo. Per le famiglie è un problema avere i bambini a casa. La stessa sindaca Appendino ha avuto la lungimiranza di riaprire i centri sportivi. Almeno i ragazzini possono avere una valvola di sfogo. E poi c'è chi sottovaluta l'indotto economico che genera il settore scuola».

Cosa intende?

«Le cartolerie, ad esempio. Oppure i bar. Penso al mio settore e immagino quanti caffè sono andati in fumo in questi giorni. Quante colazioni non si sono fatte. Ecco, forse è meglio dire basta e tornare ad una vita normale». L'arcivescovo Nosiglia sottolinea che esistono paradossi, come il fatto che siano più affollati i centri commerciali delle chiese che rimangono chiuse.

Cosa ne pensa?

«Ha ragione. Sono tanti i paradossi. Annullare il carnevale di Ivrea aveva senso? Secondo meno. Hanno celebrato quello di Pont Saint Martin a pochi chilometri di distanza con migliaia di persone, arrivate da Ivrea e dal Piemonte».

 

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