Conclusa prima fase pilota, ma vero nodo sono i finanziamenti

BRUXELLES - Un "Erasmus per le Pmi" che dia la possibilità ai piccoli imprenditori europei e ai loro dipendenti di passare brevi periodi di lavoro in un altro Stato membro. È l'ipotesi alla quale sta lavorando la Commissione Ue, che nell'aprile 2016 ha lanciato il progetto "MobiliseSME", al quale ha preso parte l'italiana Confapi (Confederazione della piccola e media industria). "I dati mostrano che c'è un vero interesse in Europa per uno schema di mobilità" di questo genere, si legge nel rapporto finale della fase pilota del progetto. "Lo scopo è quello di colmare un vuoto dando alle pmi la possibilità di affrontare la globalizzazione in maniera semplice: andando fuori a imparare dagli altri", ha spiegato Stefan Moritz, direttore generale di CEA-PME, la confederazione europea delle associazioni di pmi.

Il report finale su MobiliseSME ha registrato un tasso di soddisfazione superiore al 90% delle imprese che vi hanno partecipato, ha confermato l'utilità dell'iniziativa nel migliorare le competenze dei lavoratori e ha fugato i timori su possibili abusi legati all'impiego di manovalanza distaccata a prezzo inferiore. Tuttavia, per fare in modo che l'iniziativa si trasformi in realtà occorre affrontare alcuni nodi, primo fra tutti quello dei finanziamenti. "È il momento giusto per questa riflessione, perché stiamo preparando il prossimo quadro finanziario pluriennale Ue" per il post 2020, ha detto Denis Genton, capo unità della DG Lavoro della Commissione Ue.

 

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